Associarsi per uno sport senza barriere

La SIL è un’ associazione nata a Livorno più o meno nel 1996 dall’idea di tre persone: Claudio Rigolo, Stefano Calamai e Alessandro Franchi. Fondamentalmente si occupano di inserire e di far avvicinare le persone disabili al tanto amato mondo dello sport.

Riportiamo gli stralci di un’intervista di Claudia Perossini a Claudio Rigolo apparsa su UniInfoNews
untitled

D Da dove nasce l’idea di costituire questa associazione?

R Come ho già detto, l’idea è nata dalla voglia di questi tre amici, che avendo subito un incidente non volendosi staccare dal mondo sportivo continuarono a praticare il loro sport, il tennis. Adesso non fa scalpore vedere disabili giocare a tennis, ma negli anni ’90 era un evento eccezionale. Vedendo che questa idea innovativa trovava consenso in molte persone, decisero di farsi forza e iniziarono a organizzare tornei: inizialmente solo su scala nazionale fino ad arrivare a livelli internazionali.

D Come si trasforma la SIL?

R Per ora abbiamo citato solo lo sport del tennis, ma vedendo che l’associazione stava acquisendo consensi e iniziava a prendere una forma più completa, si iniziò a pensare di espandersi su più sport, in modo da avvicinarsi sempre più al vero obiettivo: permettere a tutte le persone con problemi fisici di continuare a praticare lo sport da loro amato.

D Quali sono gli sport di cui la SIL si occupa attualmente?

R L’attività del surf, già presente negli Stati Uniti, adesso è praticabile anche nel nostro paese grazie alla SIL, che ha saputo fabbricare tavole personalizzate, fornite di un motore autonomo, per le necessità di certe persone

Abbiamo poi la boxe in carrozzina, disciplina che mai prima d’ora era stata praticata in Italia e che nasce proprio nella città di Livorno dalla collaborazione della SIL con l’ Accademia pugilistica Livorno. Da qui a poco tempo inoltre prenderà il via anche il gioco della pallacanestro in carrozzina.

Per finire, riportiamo una grande iniziativa, molto più che uno sport, cioè la possibilità di avere una barca accessibile ai disabili. Dove poteva nascere quest’idea se non a Livorno, città nella quale tutti amano il mare; ed è proprio questo attaccamento al mare che ha permesso di comprare una barca e adattarla alle necessità di certe persone, così da permettere loro di uscire per mare a respirare quell’aria tanto amata, l’aria di mare.

D Insomma, quali vantaggi porta far parte della SIL?

R Trovare una associazione coma la SIL può dare un contributo forte a chiunque, dandoti modo di essere coinvolto in battaglie personali condivise da altri. In breve, far parte di questa associazione significa alzare la voce per cercare a tutti i costi di creare una realtà migliore anche per le persone disabili.

Al termine di questa intervista riportiamo una notizia inerente a quanto trattato

Nella nostra città di Livorno, dal giorno 23 al 26 aprile, si è svolto un torneo di tennis per persone su sedia a rotelle organizzato proprio dalla SIL e dal suo rappresentate Claudio Rigolo. Quest’ultimo torneo ha segnato la 23° edizione di questa iniziativa, in cui come tutti gli anni hanno partecipato i migliori della classifica Italiana, sfidandosi sui campi rossi del circolo Libertas. Unico aspetto negativo che dobbiamo annotare è legato all’aspetto economico del torneo, dato che da qualche anno a causa della crisi che ha coinvolto le aziende degli sponsor, il torneo organizzato dalla SIL dal consueto livello internazionale è passato ad una dimensione nazionale, ma nonostante tutto continua ad essere uno dei tornei più importanti inerenti a questa categoria. In ogni caso, questo evento valorizza sicuramente non solo lo sport in sè , ma anche la nostra città, rendendola viva e sensibile verso alcune importanti questioni.

Aforismi

La vera disabilità è quella dell’anima che non comprende…
Quella dell’occhio che non vede i sentimenti…
Quella dell’orecchio che non sente le richieste d’aiuto…
Anonimo

Solitamente, il vero disabile è colui che, additando gli altri, ignora di esserlo.
Gladys Rovini

L’handicap è una parte del mondo e non un mondo a parte.
Paolo Anibaldi
Voi ridete di me perchè sono diverso…ma io rido di voi che siete tutti uguali.
Anonimo

Vorrei essere nato al contrario per poter capire questo mondo storto.
Jim Morrison

Quella che il bruco chiama fine del Mondo, il resto del Mondo chiama farfalla.
Anonimo

Se gli uomini fossero come note, il mondo sarebbe una meravigliosa sinfonia di accordi musicali.
Teresa D’Auria

Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze.
Paul Valéry

Ricorda sempre che sei unico, esattamente come tutti gli altri.
Anonimo

Per fortuna non siamo tutti uguali. Guardiamo la stessa cosa e vediamo cose diverse.
Giuseppe Donadei

Non chiederti solo cosa tu possa fare per il disabile, ma anche cosa il disabile possa fare per te.
Anonimo

Disabile è chi il disabile fa.
Anonimo

La forza della satira

L’assassinio a Parigi dei redattori della rivista satirica Charlie Hebdo dimostra chiaramente come la satira sia scomoda e temibile. E’ temibile perchè’ riesce a mettere in ridicolo il potere, la gerarchia, l’autorità, la visione totalizzante e assoluta e perciò integralista e lo fa con lo strumento dell’ironia, della risata che “smonta” la rigidità del dogma, con la semplicità di chi sa guardare la realtà da un’altra prospettiva.

Nel film tratto dal celebre romanzo “Il nome della rosa” un monaco medievale, fanatico difensore delle verità di fede, dava fuoco alla biblioteca di un monastero per disruggere i testi della Poetica di Aristotele che trattavano del genere della Commedia; come afferma il monaco nelle sue farneticazioni, il genere della commedia non doveva essere conosciuto, perchè si basava sul “ridiculus” e ridere vuol dire mettere in discussione e il ridere è contagioso: se ci si abitua  a mettere in discussione qualcosa, si può arrivare a mettere in discussione tutto, anche l’autorità religiosa. Meglio distruggere.
Ieri come oggi.
E dunque l’ironia è una forza. L’ironia è coraggio. Coraggio di guardare oltre, ma anche di  guardare noi stessi.
La satira e l’ironia riescono a dire ciò che comunemente non si dice perchè “non sta bene”, mettono in evidenza pregiudizi e contraddizioni. La satira spesso mostra la vera faccia della realtà.
E allora, per tornare al tema a cui questo blog è dedicato, ecco una serie di vignette umoristiche, ironiche, satiriche con cui le persone disabili raccontano se’ stesse, mostrando di non essere schiacciate dalle loro difficoltà, ma di riuscire anche a sorriderne.
a  2012100210disabilita
barriere-architettoniche  disabile-pocker-della-sfiga-low
dm171  DIVERSAMENTE-ABILI
esterne252005262512201029_big   principesse-disney-disabili-11
vignetta   Vignetta

Ma è giusto utilizzare la parola “ritardato”?

Traduzione dell’articolo http://www.huffingtonpost.com/2014/10/29/r-word-advocacy_n_6064196.html

Negli Stati Uniti si è molto discusso sull’eticità dell’impiego di questo termine in riferimento alle persone disabili. Per fornirvi ulteriori informazioni vi riporto la traduzione di un articolo del sito americano Huffington Post:

<Perchè mi sento ferito quando mi chiamano “ritardato”?> John Franklin Sthephens, l’ambasciatore mondiale delle Special Olympics, ha scritto in un articolo per HuffingtonPost. <Ammettiamolo, nessuno usa questa parola come complimento. Nella migliore delle ipotesi è usata come sinonimo di “stupido” o “perdente” e nel peggiore dei casi è usata con lo scopo di etichettarmi come reietto – quindi come se fossi una cosa, non una persona. Ma io non sono stupido. Non sono un perdente. Non sono una cosa. Sono una persona.>

Per riuscire a dimostrare quanto sia offensivo questo termine, e per incoraggiare le persone a smettere di utilizzarlo, la Special Olympics ha lanciato nel 2008 la campagna “Spread the Word to End the Word”.

Da allora ci sono stati dei cambiamenti promettenti. Nel 2010 la cosidetta “Rosa’s Law” ha rimosso le parole “ritardo mentale” e “mentalmente ritardato” nei campi della sanità, dell’educazione e del lavoro.

“Usare un linguaggio più neutrale per descrivere una persona con disabilità mentale, è solo un modo per rispettare di più quella persona.” ha scritto il blogger Ellen Seidman, padre di un figlio disabile “Non è il solo modo ovviamente, ma è uno dei tanti. E’ uno dei meno complicati.”

Pet therapy

Chi ama gli animali è consapevole di come, stando a contatto con essi, ci si possa rilassare dagli stress, e a far aprire il proprio corpo tramite la relazione con un un altro essere vivente. Anche le persone in situazione di handicap a contatto con animali riescono ad aprirsi al meglio ed aprire un nuovo canale di comunicazpet_dog2ione con il mondo esterno, riuscendo talvolta, nel caso di persone autistiche o depresse, dal loro isolamento psicologico.

La PET THERAPY. Si tratta di una terapia che integra e rafforza le tradizionali terapie e può essere utilizzata su persone affette da differenti patologie con obbiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo e , tramite questo rapporto, stabilire sia un canale di comunicazione sia stimolare la partecipazione attiva.
Alcuni studi hanno dimostrato risultati soddisfacenti nel trattamento della schizofrenia, ansia e insonnia.
La graduatoria degli animali utilizzati vede in cima il cane, il migliore amico dell’uomo, e a seguire gatti, criceti e conigli, cavalli, pappagalli, pesci d’acquario e delfini. A chiudere la classifica, una serie di animali di fattoria come asini, capre e mucche.