Braccialetti rossi

Albert Espinosa, nato il 5 novembre a Barcellona, inizia a coltivare la passione per il teatro e la scrittura nel periodo universitario, che trascorre presso la facoltà di ingegneria industriale dell’università di Catalogna. Per il suo romanzo più famoso, Polseres Vermelles, trae ispirazione dalla propria esperienza personale. A soli 13 anni gli viene diagnosticato un osteosarcoma, a causa del quale subisce l’amputazione di una gamba e l’asportazione di un polmone e di parte del fegato a causa di metastasi. I dieci anni che trascorre entrando ed uscendo dalle mura ospedaliere gli forniscono l’ispirazione necessaria a dare vita ad una storia, i cui protagonisti sono ragazzi che, proprio come l’autore, sono costretti a trascorrere gli anni dell’ adolescenza tra continue degenze ed invasive operazioni.
Grazie al suo primo libro, emittenti prima spagnole e successivamente italiane, di produzione Rai Fiction, hanno proposto un adattamento televisivo che, sotto forma di una serie di episodi, ha riscontrato non poco successo, soprattutto nel nostro paese.
La storia è incentrata sulla profonda amicizia tra sei ragazzi, che nonostante l’infelice luogo del loro primo incontro, l’ospedale, affrontano insieme i loro problemi e imparano a ridere, piangere ed emozionarsi.38-BR_7081-U430001961409400ruD-210x210@Corriere-Print-Nazionale

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Combattendo con un film

Il tema della disabilità è affrontato sempre più spesso anche all’interno di trame di libri e film, nonostante venga mascherato da argomenti più appetibili, secondo il gusto del pubblico, che si ritrova ad essere generalmente il medesimo presso ascoltatori e lettori adolescenti.

Un esempio ne è sicuramente il film che a settembre ha “sbancato” i botteghini dei cinema italiani, e non solo: Colpa delle Stelle, di John Green.

Ma che cosa può aver causato il grande successo di un film che ha come argomento cardine la disabilità?

In primo luogo i protagonisti della storia si incontrano e si conoscono tramite i propri handicap, capiscono come grazie al loro essere “diversi” riescano a comprendersi maggiormente, capendo i limiti che tali problemi comportano e cercando quindi di affrontarli aiutandosi a vicenda.

I temi “forti” della storia vengono tuttavia “nascosti” tra argomenti maggiormente apprezzabili e più leggeri, non venendo comunque mai dimenticati, e rimanendo il fulcro centrale della vicenda fino alla fine.

Questa storia è la prova del fatto che la disabilità, almeno tra i più giovani, non viene più considerata un tabù, ma anzi una problematica attuale alla quale rapportarsi in modo più responsabile e maturo, un’occasione di crescita personale e, di conseguenza, sociale.