La lotta per la sopravvivenza dei Pigmei

Πυγμαιος pygmâios viene dal greco e significa precisamente “alto un cubito”; i Greci utilizzavano questo termine per riferirsi ad un popolo di nani identificato nel sud dell’Egitto e in India. Da qui deriva la parola pigmeo che indica un gruppo etnico esteso in gran parte dell’Africa Equatoriale. I pigmei si suddividono in molti sottogruppi quali: i Twa, gli Aka, i Baka, i Bambuti e gli Mbuti. Secondo stime recenti i Pigmei contano oggi complessivamente mezzo milione di persone. La loro economia si imposta maggiormente sulla caccia, il raccolto e la pesca; la loro cultura si basa in prevalenza sulla conoscenza della Terra e dell’ambiente nel quale vivono.

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Elemento fondamentale è il loro legame con le foreste che curano e venerano; questi valori sono racchiusi nella parola jenji, spirito della foresta ed anche se tutti i popoli parlano una lingua diversa questa parola è comune a tutti: un pigmeo ama la foresta allo stesso modo in cui ama il proprio corpo, recita cosi un vecchio detto pigmeo. La loro religione è incentrata perlopiù sulla credenza negli spiriti, e su una forma di metempsicosi, che prevede il passaggio dell’anima del morto nel corpo di un elefante.

L’integrazione nella società attuale africana è sempre più difficile per le comunità pigmee, e altrettanto difficile per i pigmei è il mancato riconoscimento dei loro diritti territoriali. Fino a quando questi diritti non saranno riconosciuti, privati e Stato potranno appropriarsi delle loro terre;  nel Camerun sud-orientale ad esempio, gran parte della terra dei Baka è stata convertita in parchi nazionali o è stata data in mano a società che organizzano safari di caccia. Inoltre in molti paesi viene negato loro lo status di indigeni con tutti i diritti ad esso collegati. Le conseguenze connesse alla perdita delle loro terre influisce sulle loro condizioni di vita e sulla cultura: impoverimento, problemi di salute, perdita dell’identità propria di un popolo. I pigmei hanno subito violenze brutali da parte dei combattenti armati che hanno ucciso uomini e stuprato le donne, con un forte incremento nella diffusione dell’HIV/Aids. Molti studi poi hanno rivelato che le condizioni di vita dei pigmei sfrattati dalle foreste  peggiora drasticamente. Le popolazioni non avendo più accesso alle foreste non possono più usufruire delle erbe mediche su cui prima facevano affidamento. I problemi di sfratto e disboscamento hanno reso le popolazioni poverissime e schiave dei vari privati e multinazionali che hanno acquistato quei territori; i pigmei adesso sono confinati in lembi di terra che prima gli appartenevano e ora occupano “abusivamente” e ciò li ha resi dipendenti  dall’accattonaggio e da lavori sottopagati. I diritti e l’indipendenza di questi popoli sono stati calpestati dalle multinazionali che sono accorse nei territori per estrarne del legname e per disboscare aree volte alla coltivazione estensiva, con manodopera a basso costo traendone il massimo profitto.pigmei

Ancora una volta la forza economica delle multinazionali deruba le popolazioni più povere; questa volta tocca agli “abitanti della foresta”, che  non possiedono più le loro terre, che vengono sfrattati con il predominio economico. Anche questo è globalizzazione.

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