C’è un dollaro d’argento sul fondo del Missouri

 

 

Le colline nere al confine tra il South Dakota e il Wyoming venivano considerate dagli indiani della tribù dei Sioux il centro del mondo. Quello, oltre ad essere il loro territorio e la loro riserva di caccia, era anche il luogo dove tutti i guerrieri andavano per comunicare con il Grande Spirito. Nel 1868 quel territorio disprezzato dal governo americano veniva assegnato ai pellerossa, ma nel 1874 tornando sui suoi passi il governo si ricredette sulla sua decisione poiché si riteneva che su quelle colline ci fosse l’oro. Il Settimo Cavalleria, guidato dal generale Custer venne inviato per alcuni sopralluoghi; dopo aver decretato che esistevano riserve di oro immenso si scatenò una guerra.  Toro Seduto e Cavallo Pazzo guidarono gli indiani nella guerra per la difesa dei propri territori. Dopo la morte di Cavallo Pazzo il 29 dicembre 1890 il 7° Cavalleria aprì il fuoco uccidendo più di duecento indiani della tribù dei Sioux: finiva così la loro guerra per preservare il loro centro del mondo. Sebbene si dicesse  che sul Wounded Knee fosse sepolto il  cuore di Cavallo Pazzo e così di tutti i Dakota, il legame dei Sioux con la propria terra non è mai stato sepolto.

sioux

Proprio per il loro spirito di appartenenza ancora oggi i pellerossa stanno conducendo una battaglia importante in difesa del territorio. La loro terra è stata deturpata per secoli, ma hanno continuato a lottare e continuano a farlo; la lotta è contro quel sistema capitalistico che mira al maggior guadagno possibile, disinteressandosi di ogni etica morale. Più nello specifico i Sioux si oppongono alla costruzione dell’oleodotto ‘’Dakota Access Pipeline’’, progetto  dell’azienda texana ‘’Energy Transfer Crude Oil’’. L’oleodotto potrebbe mettere in pericolo le risorse idriche e l’ecosistema circostante. L’impianto avrebbe una lunghezza di 2047  km, attraverserebbe 4 stati (North Dakota, South Dakota, Iowa, Illinois) e si estenderebbe in parte sotto il fiume Missouri, passando cosi per quei luoghi sacri nominati inizialmente. 470 mila è il numero di barili di petrolio greggio che verrebbero trasportati al giorno, numero che potrebbe aumentare fino a 100 mila in più una volta concluso e a pieno regime; 3,78 miliardi sono i soldi necessari per la costruzione del progetto che creerebbe circa 10 mila posti di lavoro. Alcuni di questi dati che abbiamo presentato sono punti cardine intorno ai quali si sviluppa la protesta delle oltre mille persone presenti. Le proteste sono iniziate lo scorso aprile, ma ad agosto si sono intensificate. L’accampamento istituito, denominato Sacred Stone, è arrivato ad ospitare migliaia di persone provenienti da differenti tribù; sono più di 300 le nazioni tribali che si oppongono e che hanno espresso il loro sostegno alla lotta dei Sioux. In questi lunghi mesi di travaglio, molte persone sono state arrestate (più di 400) e la polizia non si è risparmiata nell’uso di idranti e taser. Ad oggi la vicenda sembra aver raggiunto un punto di calma, con l’interruzione del progetto ed una temporanea ‘’vittoria’’ dei Sioux; certo è che la questione, con l’ascesa al potere di Donald Trump, potrebbe ben presto riaprirsi.

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Questo è un video relativo alla vicenda.

https://youtu.be/no7OmkreYVs asd2-600x386.jpg

 

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