I gommoni della discordia

Sono 22 i gommoni rossi che ornano le due facciate dello storico palazzo Strozzi a Firenze, opera dell’artista cinese dissidente Ai Weiwei. Sono leggere le imbarcazioni sulla facciata del palazzo rinascimentale che rimandano alle altrettanto fragili e  precarie imbarcazioni su cui i profughi viaggiano in mare. Ed è proprio questo lo scopo, rappresentare la difficoltà dei migranti, che oltre ad affrontare viaggi rischiosi, spesso, al loro arrivo, trovano anche un clima ostile nella civile Europa.

Ai Weiwei dunque punta il dito sull’argomento che gli sta più a cuore, definendo i profughi come veri eroi dei nostri tempi: “ Chi cerca la libertà a sprezzo della vita merita il nostro assoluto rispetto”.

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Quest’installazione ha suscitato molto scalpore e le polemiche hanno cominciato a inondare il web. L’artista risponde così: “L’Italia ha uno straordinario  patrimonio culturale e i gommoni simboleggiano un passaggio salvifico che rinnova un monumento dell’arte. C’è anche un punto di vista realistico in questa scelta, ed è la generosità dell’Italia che continua ad accogliere i rifugiati”. Un artista che ha una grande abilità nello scuotere gli animi, che ci obbliga a pensare e ad osservare le cose da un altro punto di vista.

Tra le critiche più pesanti segnaliamo l’intervento particolarmente aggressivo apparso sul quotidiano “Il Foglio”, in cui si dice che la culla del Rinascimento viene profanata dai “maledetti gommoni”; si sostiene che l’esposizione della mostra vicino a via Tornabuoni, la strada delle griffe, esalta il messaggio fuorviante che l’accoglienza dei popoli è di moda; ci si sdegna inoltre perché la Cina ci invade artisticamente oltre che economicamente e si giunge ad insultare l’artista. Insomma, un semplice messaggio di solidarietà provoca rigurgiti razzisti e deliri di vario tipo. Questo significa che la mostra ha un senso. E che il suo messaggio arriva.

 

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