Ragionando su Bruxelles e dintorni

22 Marzo 2016, Bruxelles:

 

  • L’aeroporto di Zaventem è stato vittima di un attacco esplosivo intorno alle 8 del mattino, nel quale hanno perso la vita 11 persone.
  • La metropolitana centrale alla stazione di Maelbeeck è stata colpita da analogo evento soltanto un’ora più tardi: qui il numero dei morti arriva a 20.
  • Nel pomeriggio arrivano le prime notizie riguardanti il numero delle vittime che ammontano a 35 con ben 250 feriti e la notizia,quasi scontata,che l’ISIS rivendica l’attacco.Proviamo a fare alcune riflessioni.Ogni attentato terroristico attribuibile all’Isis, porta con se’ una reazione diffusa tra la comune popolazione occidentale, di ostilità verso qualsiasi persona che si identifichi come musulmana. Questo inevitabilmente sfocerà in un sempre più difficile rapporto tra persone di diverse religioni e diverse etnie, un aumento del nazionalismo e delle tendenze razziste. Per contro, chi si sente emarginato, trattato con ostilità e visto come diverso, colpevole, pericoloso potrebbe accentuare il proprio senso di identità ed arrivare a scelte estreme. E questo è probabilmente uno degli obiettivi dell’Isis: aumentare la tensione sociale attraverso il terrorismo, alimentare un clima di ostilità dell’Occidente verso i musulmani che porti almeno alcuni di questi a ricercare punti di riferimento in chi si propone di combattere l’Occidente.Poche ore dopo le tragiche detonazioni di Bruxelles, i vari premier europei hanno fatto a gara a proclamare lo Stato d’Emergenza in cui la sicurezza e i controlli all’interno dei paesi raggiungono limiti massimi: forte controllo militare, divieto di frequentare liberamente alcuni luoghi pubblici, divieto di manifestare, in alcuni casi chiusura delle frontiere. Misure eccezionali giustificate da situazioni eccezionali, ma soprattutto un’ottima opportunità per lo stato di esercitare un rigido controllo sull’intera popolazione, facendo scomparire e passare momentaneamente in secondo piano molti dei nostri diritti e delle nostre libertà. Restrizioni che nel lungo periodo possono dimostrarsi dannose non solo per la popolazione ma anche per i mercati, poiché non dobbiamo scordarci quale sia uno dei principi primi su cui si basa il potente capitalismo: la libera circolazione delle merci e della forza lavoro. Il capitalismo non ha possibilità di vivere in un mondo che vede i propri paesi e i loro mercati chiudersi nei loro confini. Non a caso la giornata del 22 marzo è stata chiusa in negativo dalle borse più importanti al mondo , vedi Wall Street.
  • Ma gli attentati sono in qualche modo “utilizzati” anche dall’altra parte
  • Molti commenti politici immediatamente successivi ai fatti evidenziavano,in quanto accaduto, una sort a di dichiarazione di guerra all’Occidente: Questo non è da escludere, ma si tratterebbe senz’altro di una guerra anomala, basata non solo sulla volontà di affermazione territoriale, ma anche e soprattutto sull’elemento propagandistico e soprattutto sull’inasprimento della situazione e la crescita della tensione da ogni parte.
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