Disunione europea

La crisi migratoria sta distruggendo tutto ciò che i nostri genitori e i nostri nonni hanno faticato per oltre cinquant’anni a creare: un’ Unione di Stati, un’Unione Europea. Questo lo sappiamo tutti e ce ne rendiamo perfettamente conto, il problema è che pochissime, troppe poche, persone si stanno mobilitando per fermare tutto ciò; noi ragazzi del XXI secolo siamo stati cresciuti con questa idea di fratellanza nei confronti dei francesi, dei tedeschi e degli inglesi, come possiamo permettere che tutta questa nostra concezione di europeismo scompaia? Siamo stati cresciuti sapendo di poter prendere e andare a fare una visita a Parigi o a Berlino senza preoccuparsi di passaporti e cose simili, come se volessimo andare a Roma o a Milano; siamo stati cresciuti con le bustine di figurine da 60 centesimi, non da 10 lire: seriamente chi si ricorda delle lire? E ora questi due fondamentali pilastri della grande Unione Europea, Schengen e la moneta unica, stanno lentamente crollando. E mentre il secondo si sta lentamente ricompattando, alla bell’e meglio, poiché, col senno di poi, la crisi economica sembra finalmente avviarsi al termine, gli accordi di libera circolazione perdono pezzi ogni giorno: dal muro in Ungheria ai reimpostati controlli alle frontiere in Austria e Germania. Sono sei su ventotto i Paesi che hanno reintrodotto i controlli ai confini: oltre alle già citate Germania e Austria, Danimarca, Francia, Norvegia (che fa parte di Schengen ma non dell’Ue) e Svezia, ma anche altri sono allettati dall’idea: basti pensare che, nel nostro Paese, che ha più volte invocato l’aiuto dall’Europa (e che quindi dovrebbe essere contrario ad una sospensione degli accordi) ci sono partiti politici, la Lega Nord tanto per citarne uno, che, definendosi “euroscettici”, sono più che favorevoli alla polizia ai confini; certo sono gli stessi che dichiarano che i migranti dovrebbero essere buttati in acqua e chi s’è visto s’è visto, ma comunque esistono anche loro.
Quello dei migranti è, effettivamente, un difficilissimo problema da risolvere per l’Europa e, come ormai sappiamo, le sventure non vengono mai da sole. Ma, riflettendo bene, questo potrebbe aiutare a risolvere il problema: la crisi economica (forse) in via di superamento ha lasciato le economie di tutti gli Stati danneggiate più o meno gravemente: anche la Grande Germania, checché ne dicano la Merkel e gli economisti, ha subito un duro rallentamento anche se raramente il segno meno ha fatto la sua comparsa; basti pensare al sistema bancario che sembra addirittura più fragile di quello italiano, il che è tutto dire… L’abolizione di Schengen, secondo recenti ricerche degli istituti di statistica, costerebbe qualcosa come 1400 miliardi di euro a tutti i Paesi dell’Unione, una “spesa” che in questo momento e in questa situazione nessuno Stato può sostenere. Questa considerazione potrebbe forse far cambiare idea agli “euroministri”. Forse questa crisi che ci colpisce in tutti gli ambiti si dimostrerà come una “Crisi di Seldon” asimoviana, dalla quale l’UE uscirà più forte e più unita di prima, o forse dimostrerà come i tanto agognati Stati Uniti d’Europa, così romanticamente ipotizzati da Spinelli sull’isoletta di Ventotene, sono soltanto una mera utopia.

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