A forza di essere vento.

Furono almeno mezzo milione gli zingari che persero la vita nei campi di sterminio nazisti. Ma è come se il vento ne avesse disperso la memoria. E’ proprio questo di cui parla Khorakhanè .
Khorakhanè è una canzone scritta da Fabrizio de Andrè inserita nell’album ‘’Anime salve’’; essa tratta dello stile di vita di assoluta libertà della popolazione rom. Più precisamente la parola ‘’khorakhanè‘’ indica un sottogruppo Rom di religione musulmana situato maggiormente in Kosovo e Montenegro e significa letteralmente ‘’lettori di corano’’. In questa canzone i Rom vengono dipinti come un popolo senza fissa dimora, non identificandosi sotto un’unica nazione, abitanti del mondo, trasportati dal vento. Il viaggio per i rom è necessità e tradizione, ma nella canzone di De Andrè diventa molto di più: simbolo stesso della libertà. La libertà è come il vento, che può viaggiare per continuamente da Est a Ovest e da Nord a Sud. il viaggio rende ricca e dolce la loro esistenza. Libero di viaggiare dovunque e continuamente il campo dei rom è come il vento.
Già Erodoto parlava di ‘’Zinganoi’’ , descriveva loro più di duemila anni fa come provenienti dal sud-est asiatico , un popolo in continuo movimento . Purtroppo gli storici, o chi studia per questo, o semplicemente il sistema , tende a catalogare i popoli non in quanto tali ma definiscono popoli coloro organizzati in nazioni se non in stati. I rom non dispongono di un territorio fisso , non formano né stati né nazioni , viaggiano continuamente , da duemila anni a questa parte, e già De Andrè lo diceva , soffrono, se possiamo definirla come una malattia, di dromomania , il continuo viaggiare, non fermarsi mai in un posto . Il cantautore italiano durante nel presentare la canzone durante un concerto nel ‘97 si esprimeva cosi : ‘’ Non credo abbiano mai fatto del male a qualcuno, malgrado le strane dicerie; è vero che rubano – d’altra parte non possono rinunciare a quell’impulso primario presente nel DNA di ciascun essere umano: quello al saccheggio, di cui abbiamo avuto notizie in queste ultime amministrazioni – però non ho mai sentito dire che abbiano rubato tramite banca. Inoltre non ho mai visto una donna Rom battere un marciapiede. Girano senza portare armi; quindi se si dovesse dare un Nobel per la pace ad un popolo, quello Rom sarebbe il più indicato.’’ Certo è che il sistema mediatico adesso si sbizzarrisce quando a commettere un reato è un immigrato, meglio se rom. Da secoli i rom sono sempre stati emarginati, discriminati; se una minima minoranza è presente in un luogo si scatena in chi vive un immediata intolleranza. All’interno dell’immaginario collettivo , essi sono visti come un popolo di ladri , che mandano i loro ragazzini ancora bambini a elemosinare nelle strade, chiudendo cosi ogni possibilità di inserimento nella società. Il dialogare con popoli parallelamente diversi ai nostri è difficile , ma in una società cosi multietnica dovremmo capire come mai essi sono identificati sempre come l’ultima etnia, non si ha nemmeno un ricordo delle loro vittime del nazismo. Quanti, non si saprà mai. Diciamo cinquecentomila. Tanti furono, più o meno, i Rom e i Sinti, o meglio gli Zigeuner – usando il termine dispregiativo tedesco – che furono sterminati dai nazisti. Oltre ventimila nel solo Zigeunerlager, il campo loro riservato dentro al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944. D’altra parte Anime Salve, l’album che contiene il brano khorakhane, parla di emarginati, e possiamo dire che la minoranza rom rientri nella parola. Pur elevando il campo rom a simbolo di libertà, De Andrè non trascura però la realtà più misera e sofferente che caratterizza i rom, emarginati e discriminati, che, oltre a ciò, hanno dovuto patire tanto dalla storia. E’ infatti noto che furono circa 500 000 i rom uccisi nei campi di sterminio nazisti. Le miserie dei rom continuano, le miserie di chi ha vissuto “a forza di essere vento” in una società che invece è il contrario.
Čvava sero po tute                                                              Poserò la testa sulla tua spalla
i kerava                                                                                  e farò
jek sano ot mori                                                                  un sogno di mare
i taha jek jak kon kašta                                                     e domani un fuoco di legna
vašu ti baro nebo                                                                 perché l’aria azzurra
avi ker.                                                                                    diventi casa

kon ovla so mutavla                                                           chi sarà a raccontare
kon ovla                                                                                 chi sarà
ovla kon aščovi                                                                    sarà chi rimane
me ğava palan ladi                                                             io seguirò questo migrare
me ğava                                                                                  seguirò
palan bura ot croiuti                                                           questa corrente di ali.
Tratto dalla canzone di De Andrè gli ultimi versi in lingua romanes.

 

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