Immigrato e terrorista: stessa persona o mondi opposti?

La questione sta infiammando numerosi dibattiti politici in seguito agli attentati del 13 Novembre scorso nella città di Parigi. Il problema, che da discussione da bar ha raggiunto i più alti livelli mediatici, vede nei suoi massimi rappresentanti proprio eminenti politici: il premier Matteo Renzi a favore della seconda tesi e il capo leghista Matteo Salvini a favore della prima. L’autore dell’articolo ripropone varie dichiarazioni di diverso orientamento affinché il lettore possa farsi un’idea della situazione che ormai ci coinvolge in pieno.

  • Paolo Gentiloni, Ministro degli Esteri Italiano, 22 gennaio 2015: alla vigilia di un vertice della coalizione anti-Isis a Londra a seguito degli attentati di Charlie Hebdo di Parigi, il Ministro ha rilasciato la seguente dichiarazione:

 

«Confondere terrorismo e immigrazione è un’idiozia. Sostenere che tra le decine di migliaia di disperati che approdano con i barconi sulle nostre coste si annidano terroristi armati di kalashnikov non ha senso.[…] nessuna democrazia può avallare confusione fra migrazione e terrorismo».

A questa dichiarazione hanno risposto due esponenti della destra italiana nel seguente modo:

Matteo Salvini, Segretario della Lega Nord:

«Le dichiarazioni del ministro sono gravissime e meritano immediate spiegazioni in Parlamento, il blocco dell’operazione Triton e di ogni nuovo sbarco»;

Maurizio Gasparri, Parlamentare di Forza Italia:

‹‹Le dissennate operazioni come Mare nostrum, con sbarchi infiniti, hanno elevato all’ennesima potenza questo pericolo (quello di attentati terroristici., ndr) ».

 

  • Riccardo Volpe, giornalista di fanpage.it scrive a riguardo:

 

«Chi accosta l’islam ed i musulmani, i barconi e gli immigrati ai terroristi fa un errore grossolano e imprudente. Grossolano perché è da idioti pensare che un militante dell’Isis sia disposto ad attraversare il mediterraneo su un barcone con il rischio di morire. Probabilmente chi fa simili affermazioni non sa nemmeno che gli “immigrati”, ovvero chi non viene da terra europea, può usufruire come tutti i cittadini del mondo di un aereo, di un treno o qualsiasi altro mezzo che, con comodità, possa portarlo in Italia. Un terrorista non ha bisogno certo di confondersi tra la folla del barcone, se ha la possibilità di arrivare comodamente in Italia. Quindi di quali “frontiere” stiamo parlando non si capisce bene. Vogliamo fermare i barconi nel mediterraneo (per poi riportarli dove, sulle coste Libiche? Gesto per il quale l’Italia è già stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per aver violato tre principi fondamentali dei diritti umani) oppure chiudere le frontiere tutte e quindi niente più ingressi in Italia? Il che mi sembra veramente banale commentarlo, perché si dovrebbe iniziare a far capire cosa significa la parola “frontiere”, cosa comporta nello specifico un “#FrontiereChiuse” o un “togliamo i privilegi”».

 

  • Matteo Renzi, Primo Ministro italiano, a Parigi il 18 Novembre scorso, in seguito agli attentati del 13/11 ha dichiarato:

 

«E’ evidente che noi sull’immigrazione dobbiamo fare di più ma l’equiparazione ‘è terrorista chi sbarca dai barconi’ è falsa. I terroristi si muovono in aereo. Dire: immigrazione uguale terrorismo non è intellettualmente onesto, significa far finta di non vedere che i terroristi di Parigi sono nati nelle periferie parigine”».

  • Umberto Bossi, attuale Presidente Federale della Lega Nord, durante una intervista ha dichiarato:

«Non ho mai sentito Salvini dire che tutti i musulmani sono terroristi. Anzi, è addirittura successo il contrario. Avrà citato la frase della Fallaci: ‘Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani’. Penso anch’io la stessa cosa. Anche se, aggiungo, tutti gli immigrati possono diventare potenziali terroristi in un Paese nel quale non c’è lavoro».

Ad una richiesta di ulteriori informazioni ha risposto:

«È un problema di economia. In Germania, la Merkel ha fatto bene i conti quando ha aperto le porte ai siriani, calcolando quanti posti di lavoro c’erano esattamente. Da noi non è successa la stessa cosa. Il discorso è molto semplice: se manca la possibilità di offrire a queste persone un’occupazione stabile si favorisce la disgregazione sociale. Io avevo provato a dirlo con la legge Bossi-Fini, ma per anni la sinistra mi ha accusato di essere un razzista. Invece penso che sia una scelta di buon senso. Altro che razzismo».

 

Dichiarazioni simili a queste intasano il web e soprattutto i social network che sono diventati le nuove “piazze” a cui rivolgere i propri discorsi elettorali; e il tema dell’immigrazione e soprattutto quello del terrorismo e della sua prevenzione stanno diventando le spine dei programmi elettorali dei partiti oggigiorno. Il punto però non è quanti articoli a favore o contro sostengano questa discussione, ma quale delle due condotte sia più giusta nei confronti del resto del genere umano:

aiutare gli immigrati, che sono per l’appunto esseri umani, aumentando, in maniera ipotetica, il rischio già alto di terrorismo o chiudere le frontiere, lasciando affondare i barconi o impedendo addirittura la loro partenza per proteggere i nostri cittadini (assumendo che sia vera l’equazione “immigrato=terrorista” e quindi quella “meno immigrati=meno terroristi”)?

Come già scritto nell’introduzione l’autore non si è posto l’obiettivo di convincere i lettori della correttezza di una tesi a sfavore di quella opposta, ma solo quello di porre a confronto i pro e i contro di ciascuna di esse affinché i lettori possano decidere liberamente quale sostenere. Detto ciò la parola a voi, lettori, meditate, e fatelo sapendo che, quale che sia la vostra opinione, avrete il potere di cambiare la situazione, in un modo o nell’altro.

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