Viene a rubarci il lavoro

Nelle chiacchierate davanti a un caffè caldo, dentro a un bar sentiamo spesso la frase “vengono qui e ci rubano il lavoro”, riferita alle centinaia di persone che arrivano nel nostro paese . Una frase detta senza riflettere , che viene dallo stomaco , causata dalla rabbia ; una rabbia più che giustificata da una situazione in cui la disoccupazione continua ad avere livelli molto alti, ma che non deve però trovare il colpevole nell’africano partito su di un barcone che cerca una vita migliore per sè e la propria famiglia.

D’altra parte chi è colui che ci ruberebbe il lavoro? Uomini, donne che, pur di vivere con un minimo di decenza, lasciano tutto, spendono tutto ciò che hanno e partono, colmi di speranza e fiducia, anche se le statistiche non volgono a loro favore, ma chissà se le statistiche arrivano in quella parte di mondo. Certo, è una cosa più che logica, dove c’è guerra fame e carestia la gente scappa, fugge, e tutto ciò è naturale , proprio della natura umana.

Coloro che causano guerra e carestia sono però anche coloro a cui fa comodo che queste persone scappino e che arrivino in una qualche parte del mondo civile che è ben contenta di sfruttarne le braccia. L’immigrato è importante per il modello capitalistico. Tutte quelle persone che arrivano in Italia vanno ad aumentare il numero delle persone in cerca di un’ occupazione; questo permette ad alcuni datori di lavoro di avere a disposizione la porzione più debole del mercato del lavoro. Che cosa può pretendere una persona che scappa dal totale annullamento di civiltà? L’immigrato appunto si contenta di un piccolo salario e di un’ occupazione qualsiasi, accetta ritmi e tempi di lavoro illegali, accetta occupazioni precarie e prive di sicurezza. L’imprenditore ha così in mano un ‘arma potente: è per certi versi quello che già Marx a suo tempo definiva “esercito di riserva”, vale a dire, nel nostro caso, un consistente numero di stranieri supersfruttati disposti a lavorare a qualunque condizione, utilizzati non solo per il profitto immediato, ma anche come elementi di regolazione del mercato del lavoro, per imporre ai lavoratori locali arretramenti di diritti e di salario. Il fenomeno della migrazione perciò, aldilà di ogni propaganda razzista, è funzionale al modello capitalistico. Ed è ora di smettere di puntare il dito contro l’immigrato: non ci ruba il lavoro, piuttosto, è derubato dei diritti basilari.

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