Gli accordi di Dublino: UE e migranti

Firmati negli ultimi vent’anni, gli accordi di Dublino, costituiscono la regolamentazione europea in materia di migrazione; passati inosservati dai media per oltre dieci anni, in seguito alla crisi migratoria attuale, sono stati attaccati negli ultimi tempi dai governi di Italia e Grecia che premono per una riformulazione di tali accordi. È meglio però prima conoscere bene tutta la storia. La prima versione degli accordi venne firmata nel 1997 nella capitale irlandese dagli allora dodici membri della comunità europea quando l’immigrazione era sì di notevole portata ma perfettamente assimilabile da ogni singolo paese: l’unica migrazione degna di nota era quella che coinvolgeva le persone di origine albanese che, in seguito al cambio di regime dei primi anni ’90 cercavano asilo nell’unica nazione veramente avanzata della zona: l’Italia. Tale fenomeno era già in calo e gli altri flussi migratori, che coinvolgevano soprattutto genti dai paesi dell’Est Europa erano trascurabili rispetto a quelli odierni. Anche in seguito, fino alla crisi provocata dalle Primavere Arabe, nessun paese europeo aveva mai accusato colpi a causa delle migrazioni. Perciò, in mancanza di problemi significativi, a Dublino si decide di lasciare tutto inalterato ovvero di non creare una regolamentazione comunitaria e di lasciare ogni Paese a gestirsi i suoi affari. Poi nel 2010 avvenne l’imprevedibile, o meglio ciò che i governi di tutto il mondo avevano previsto e spinto perché accadesse senza prendere in seria considerazione le varie conseguenze: rivolte in tutto il Nord Africa e il Medio Oriente di diversa intensità sconvolsero il clima di geopolitica dell’area. Cadono i governi dittatoriali di Egitto e Tunisia, vengono scatenate guerre che perdurano ancora oggi in Siria, Yemen e Libia e numerosi capi di Stato vengono costretti a dimettersi; ultimi arrivato un fantomatico gruppo terroristico che vuole ristabilire il califfato islamico come milleduecento anni fa, riportando così la guerra anche in Iraq, paese che sembrava sulla buona via della pacificazione; per non dimenticare le epidemie che si susseguono nella regione sub-sahariana, ultima quella di ebola di qualche anno fa. Tutti questi fattori, uniti alla povertà delle nazioni africane e alla quasi totale mancanza di investimenti per migliorare la situazione sia da parte dei governi (spesso e volentieri dittatoriali) sia esteri e agli strascichi delle guerre iniziate nel periodo della Cold War e mai terminate, hanno spinto, e continuano a farlo, una massa immane di persone a spostarsi in cerca di un’opportunità per il futuro sia loro sia dei loro familiari rimasti in patria. È bene precisare che coloro che si spostano non sono persone ignoranti che vogliono “guadagnarsi da vivere “ rubando agli ignari europei o cercando di vendergli accendini o calzini con la famosa formula <<Vu’ cumprà?>> come alcuni politici nostrani tentano di convincerci. Questa gente è spesso e volentieri acculturatissima e possiede più di una laurea, e sarebbe felicissima di aiutarci e di contraccambiare il “favore” che abbiamo fatto loro accogliendoli, svolgendo lavori che sarebbero di sicuro in grado di svolgere ma che non sono mai offerti a loro: facciamo un esempio per capire meglio: avete mai visto negli ospedali chirurghi di colore (tanto ormai per immigrazione intendiamo soprattutto quella dai Paesi africani)? Forse ce ne sono, ma in percentuale così bassa da essere insignificante; eppure numerosi migranti sono in possesso di una laurea in medicina. Sono quindi costretti dalla società a svolgere quei lavori che neanche gli italiani più poveri sono disposti a svolgere, ovviamente al nero e con stipendio misero, senza “rubarlo” a noi (altro falso mito messo in giro dai soliti politici di cui sopra).

Chiedendo questa lunga parentesi, torniamo ai tanto discussi accordi. Come già accennato questi prevedono che ogni Paese si occupi di accogliere i migranti che varcano i suoi confini senza una politica europea di condivisione. Ma la crisi migratoria di questi anni è andata a colpire ovviamente i Paesi lungo le rotte, ovvero: Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro. Queste Nazioni, che peraltro sono state anche quelle più colpite dalla crisi economica si sono trovate con il compito tutt’altro che leggero non solo di accoglierli ma spesso anche di andarli a salvare in mare, missione che il nostro paese ha portato avanti prima con l’Operazione Mare Nostrum e poi guidando la missione Triton di Frontex. Quindi queste si sono accollate tutti i costi della manutenzione dei centri di prima accoglienza, parecchio malandati a dir la verità, e anche del mantenimento dei singoli migranti, soldi spesi benissimo poiché per aiutare e migliorare le vite umane, per carità, ma comunque spesi in tempo di crisi. Per non parlare poi dei centri di identificazione ed espulsione, i famigerati CIE al centro di numerose polemiche per le condizioni e i trattamenti subiti dai migranti. I paesi coinvolti, quindi, sono stati, in un primo momento, una minoranza dei componenti dell’UE: oltre a quelli già citati, Francia, Germania, Regno Unito e i Paesi Scandinavi, in quanto mete molto ambite dai migranti in cerca di un futuro migliore. Sono rimasti “illesi”, in primo momento i paesi dell’Est (Polonia, Lituania, Estonia ecc…) e i piccoli Stati del Centro-Europa ( Austria, Ungheria, Repubblica Ceca ecc…). A una prima richiesta di ridistribuzione, portata avanti da Italia e Grecia, la maggioranza europea, volendo rimanere estranea a tutta la faccenda, ha quindi votato contro. Nel frattempo però, la situazione si è evoluta e la maggiore via migratoria si è spostata e quella Mediterranea (Libia-Italia, Marocco- Spagna, Egitto- Grecia) è passata del tutto in secondo piano rispetto a quella balcanica (Siria- Turchia- Grecia-Macedonia– Serbia- Ungheria- Austria- Germania) che ha coinvolto molti degli Stati che prima ne erano rimasti del tutto intoccati. Molti allora si aspettavano che questa fosse la goccia che fa traboccare il vaso: tutti avrebbero spinto per una ridistribuzione dei migranti e gli accordi di Dublino sarebbero stati superati. Ma non è andata così: per non avere migranti, né “propri”, né “altrui” i paesi centro-orientali, in primis l’Ungheria, hanno iniziato a sospendere gli accordi di Schengen sulla libera circolazione e chiudere le frontiere, a volte addirittura con dei muri (vedi Serbia-Ungheria). Però, per fortuna, grazie al peso politico di Francia e Italia, e soprattutto all’appoggio della Germania, le prime mozioni al Consiglio Europeo sono passate e i primi migranti redistribuiti, nonostante la continua opposizione dei paesi dell’Est che temono “l’invasione”. Vedremo cosa succederà.

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