Uno sguardo sull’immigrazione

I flussi migratori che soprattutto dal continente africano si muovono verso l’Europa sono diventati negli ultimi anni un fenomeno importante. Vediamo di capirne le cause.

Dal punto di vista politico, sicuramente le potenze occidentali hanno introdotto la loro presenza e influenza in molti paesi dell’Africa, del Medio Oriente o dell’ex blocco sovietico, condizionandone la politica e favorendo spesso l’insorgere di guerre, regimi dittatoriali e modelli economici rovinosi.

Dal punto di vista economico, il modello capitalista, rafforzatosi e divenuto il modello unico dopo la caduta del muro di Berlino, ha portato al fenomeno della globalizzazione con la sue conseguenze:

stati “forti” che basano il loro dominio anche sullo sfruttamento incondizionato di risorse degli stati più deboli; stati “deboli” in cui sono sostenuti regimi dittatoriali che mantengono la popolazione in condizioni di arretratezza e povertà, perchè siano pienamente sfruttate le risorse a vantaggio degli stati più forti e del loro modello economico.

Ecco la situazione di molti paesi da cui le persone scappano, per fuggire a guerre, dittature, malattie o anche semplicemente per cercare una sopravvivenza economica. Da qui nasce il fenomeno migratorio. Fuggendo dai loro territori nativi queste persone approdano sulle coste del continente europeo, ed è qui che spesso si scatena la reazione xenofoba e razzista, alimentata dalla paura che gli immigrati possano creare minacce a livello sociale ed economico.

I comportamenti razzisti sono senza dubbio da condannare, ma bisogna anche cercare di capire come si possano formare e come possano coinvolgere molte persone.

Sicuramente anche nel nostro paese la situazione di crisi economica, la mancanza di lavoro e l’emergenza abitativa sono fattori che pesano nella vita di molte persone, che avvertono la presenza di chi proviene da altri paesi ed ha bisogno di lavoro e casa come minacciosa. Inoltre, chi si trova in difficoltà sente probabilmente anche l’esigenza di marcare una differenza tra sé e gli altri, di non identificarsi nel disagio estremo. Questa situazione di difficoltà, spesso accompagnata a povertà culturale e ingenuità, diventa facile preda di strumentalizzazione da parte di un sistema che ha tutto l’interesse a creare ostilità contro i migranti, ad alimentare la cultura dell’odio e del razzismo.

Ecco allora servizi giornalistici che amplificano smisuratamente notizie di cronaca riguardanti reati più o meno rilevanti commessi da stranieri. Ecco soprattutto forze politiche che basano i loro interventi esclusivamente su campagne razziste e xenofobe, alimentando il risentimento delle persone su questioni elementari (il lavoro, la casa, la difesa della famiglia). Nella società contemporanea quando si fa leva su alcune questioni risulta facile convincere un popolo ignorante a puntare il dito contro persone indicate come responsabili di tutti i mali, scatenando odio, dando spazio ad espressioni di brutalità, spesso anche di violenza fisica e cercando in questo modo facili consensi politici.

I movimenti che deliberatamente alimentano la cultura razzista rispondono ad esigenze ben precise di condizionamento della situazione sociale politica ed economica.

I lavoratori e i settori sociali più deboli risultano tra loro frantumati e divisi, facilmente assoggettabili al ricatto occupazionale e alle politiche liberiste di sfruttamento.

I flussi migratori, presentati come fenomeni di emergenza e di allarme sociale, creano il pretesto per imporre strategie di sicurezza e di gestione dell’ordine pubblico che si traducono in una militarizzazione e in un forte controllo del territorio; lo scopo è quello di effettuare un controllo sociale ad ampio raggio, il cui obiettivo non sono solo gli stranieri, ma anche qualsiasi espressione di malcontento sociale e di protesta.

Eppure il sistema economico ha bisogno di questi flussi migratori, poiché sfrutta gli immigrati, impadronendosi di una forza lavoro a basso costo da cui trarre il massimo profitto. Noi tutti sappiamo che le persone che emigrano scappano da situazioni insostenibili, ma partono anche con la speranza di trovare un lavoro nella loro nuova esperienza di vita, ed arrivando in situazioni economiche disperate sono disposte ad accettare qualsiasi occupazione e qualsiasi retribuzione. Abbiamo così situazioni di inaudito sfruttamento, di lavoro nero, privo di qualsiasi sicurezza e tutela.   Ma abbiamo anche situazioni in cui il sistema capitalistico sfrutta apertamente, alla luce del sole, l’emergenza migratoria. Qualche mese fa, ad esempio, la Germania ha deciso di attuare una politica di accoglienza nei confronti di migranti che richiedevano asilo e che si trovavano bloccati in situazioni disperate alle frontiere ungheresi. Angela Merkel con queste parole nei giorni precedenti alla apertura delle frontiere commentò la situazione : “ vedere le persone accalcate alla stazione di Budapest gridare”Germania, Germania!”è stato molto toccante. Siamo di fronte a una sfida nazionale: la Repubblica federale tedesca, i suoi lander e i suoi cittadini sentono la responsabilità comune e condivideranno gli oneri finanziari”. La proposta, immediatamente illustrata dopo le frasi di circostanza, era quella di accogliere i migranti ed assumerli temporaneamente nell’industria automobilistica tedesca: indubbiamente un’ottima strategia per introdurre un esercito industriale di riserva e ricattare il forte movimento operaio del settore automobilistico tedesco, introducendo una “concorrenza” con settori deboli come gli stranieri richiedenti asilo, numerosi e impiegabili a basso costo.

 

Abbiamo fin qui affrontato alcuni aspetti del fenomeno migratorio diretto verso l’Europa. Ma la questione è molto più estesa e non riguarda solo l’Europa.

Non scordiamoci i grandi flussi migratori che tuttora persistono tra Messico e Stati Uniti, una delle frontiere più percorse nel mondo, con circa 250 milioni di persone ogni anno. Il presidente degli Stati Uniti Obama si scandalizza per il muro ungherese, senza tener conto che nella sua America esiste un muro d’acciaio lungo 30 chilometri tra San Diego e Tijuana. Ne’ bisogna dimenticare l’enorme flusso migratorio che in Cina spinge migliaia di persone dalle campagne alle affollatissime città di Shangai e Pechino.

Un fenomeno di larghissima portata quello delle migrazioni, da una parte rispondente alla legittima libertà di spostamento di ogni persona, dall’altra al bisogno drammatico di trovare una situazione di sopravvivenza non assicurata nel paese d’origine. Un fenomeno che talvolta, soprattutto in paesi con una collocazione geografica come la nostra, può creare situazioni di emergenza.

Come affrontare questo problema? Sicuramente accoglienza e tolleranza sono atteggiamenti da promuovere, ma non sono di per sé risolutivi, trattandosi di comportamenti e riguardando la sfera della cultura e dell’etica. Credo che sia necessario contrastare le strumentalizzazioni xenofobe e razziste e cercare di cambiare radicalmente il sistema politico, economico e sociale in cui viviamo, che alimenta guerre, sfruttamento e povertà nel mondo, generando esodi di popolazioni ed emergenza migratoria.

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