Sacco e Vanzetti, un caso di discriminazione politica e razziale

« Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un radicale, e davvero io sono un radicale; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano […] se voi poteste giustiziarmi due volte, e se potessi rinascere altre due volte, vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto già. »
Sono queste le parole di Vanzetti, rivolte al giudice Thayer il 19 aprile 1927, poco prima che fosse pronunciata la sentenza di morte mediante sedia elettrica alla quale fu condannato insieme a Nicola Sacco.

Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti erano due italiani emigrati come tanti altri negli Stati Uniti agli inizi del 1900 per cercare migliori condizioni di vita.

Sacco, che abitava a Milford ( Massachussets), lavorava in una fabbrica di calzature. Nonostante avesse trovato un lavoro relativamente sicuro si sentiva vicino alle sofferenze dei lavoratori immigrati, sfruttati e oppressi. Per questo inizialmente si avvicinò alla attività del sindacato IWW, poi dal 1913 prese a frequentare il «Centro di Studi Sociali» di Milford che lo introdusse nel movimento anarchico. Cominciò a partecipare assiduamente alle manifestazioni operaie dell’epoca, attraverso le quali i lavoratori chiedevano salari più alti e migliori condizioni di lavoro. A causa di queste attività venne arrestato una prima volta il 3 dicembre 1916.
Vanzetti fece molti lavori in diverse città degli Stati Uniti. Si mise quindi in proprio, facendo il pescivendolo. Leggeva molto: Marx, Charles Darwin, Victor Hugo, Gorkij, Lev Tolstoj, Emile Zola e Dante furono tra i suoi autori preferiti. Dal 1912 divenne un accanito lettore di Cronaca Sovversiva, per il quale a volte scriverà anche degli articoli, e fece la conoscenza di molti esponenti dell’anarchismo statunitense.
Nel 1916 Sacco e Vanzetti si conobbero ed entrarono entrambi a far parte di un gruppo anarchico italo-americano. Allo scoppio della Grande Guerra, tutto il collettivo fuggì in Messico fino alla fine della guerra per evitare la chiamata alle armi, non sapendo però di essere stati inclusi in una lista di sovversivi compilata dal Ministero di Giustizia. Nella stessa lista era incluso anche un amico di Vanzetti, il tipografo siciliano Andrea Salsedo. Questi, il 3 maggio del 1920, fu assassinato dalla polizia, che lo scaraventò dal quattordicesimo piano di un edificio del Ministero di Giustizia. Sacco e Vanzetti organizzarono un comizio per far luce sulla vicenda, comizio che avrebbe dovuto avere luogo a Brockton il 9 maggio, ma furono arrestati prima. Pochi giorni dopo furono accusati anche di una rapina avvenuta in un sobborgo di Boston. Infatti poche settimane prima del loro arresto erano stati uccisi a colpi di pistola il cassiere della ditta (il calzaturificio «Slater and Morrill») e una guardia giurata. Verrà dimostrato in seguito che le prove a loro carico erano falsificate e che il processo era solo una montatura.
Sacco e Vanzetti furono due “agnelli sacrificali” utili per testare la nuova linea di condotta contro gli avversari del governo statunitense. Erano infatti immigrati italiani con una comprensione imperfetta della lingua inglese (migliore in Vanzetti, che terrà un famoso discorso, in occasione della lettura del verdetto di condanna a morte); erano inoltre note le loro idee politiche radicali. Infatti si trattava di un periodo della storia statunitense caratterizzato da un’intensa paura dei comunisti, la paura rossa del 1917 – 1920. Né Sacco né Vanzetti si consideravano comunisti, e inoltre Vanzetti non aveva nemmeno precedenti con la giustizia, ma erano conosciuti dalle autorità locali come militanti anarchici ed erano stati coinvolti in scioperi, agitazioni politiche e propaganda contro la guerra. Tanto bastava a condannarli.

Una volta reso noto il verdetto di morte venne attivata una manifestazione che durò ben 10 giorni, a dimostrazione della solidarietà diffusa nei loro confronti. Il corteo raggiunse la prigione dove Sacco e Vanzetti erano reclusi; i manifestanti furono accolti da polizia e guardia nazionale schierati sulle mura del carcere con le mitragliatrici puntate.
Grande fu anche la mobilitazione di molti intellettuali tra cui Einstein, Russel e Shaw i quali chiesero la revisione del processo. Nonostante

questo, il 23 agosto 1927 Sacco e Vanzetti vennero uccisi sulla sedia elettrica. In seguito all’esecuzione ci furono proteste e rivolte in varie capitali europee.

Esattamente 50 anni dopo, nel 1977, il governatore del Massachussets riabilitò Sacco e Vanzetti, senza riconoscere però la loro innocenza in quanto ciò non è previsto dal sistema giuridico statunitense.
La vicenda di Sacco e Vanzetti rappresenta un caso assai significativo di discriminazione politica e razziale. Fu chiaro da subito infatti che i due,

pur essendo estranei ai reati contestati, furono strumentalizzati per la loro appartenenza politica e per il fatto di essere immigrati italiani.

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