Migrazioni di ieri e di oggi

Le migrazioni sono un fenomeno antichissimo, conseguenze dei momenti di crescita demografica, di mutamenti tecnologici e di conflitti etnici e politici.  Per questo, i territori europei sin dall’antichità sono sempre stati teatro di imponenti spostamenti di popolazioni alla ricercadi migliori condizioni di vita.

Molto più generalmente le motivazioni che spingono una persona a lasciare il proprio Paese sono  motivi lavorativi, motivi di studio, turismo, matrimonio o ricongiungimento familiare; in altri casi si tratta di fuga dal proprio Paese per motivazioni politiche, etniche, religiose o a causa di guerre. In quest’ultimo caso, in particolare, si parla di profughi.
Le migrazioni viste come vero e proprio fenomeno di massa, in tempo recente, si sono verificate a partire dall’Ottocento, durante il periodo della seconda rivoluzione industriale. Infatti tra il 1800 e il 1914 circa 40 milioni di europei, senza terra e senza lavoro, emigrarono in Australia, nelle Americhe e in Sudafrica. Anche moltissimi italiani partirono dai porti di Genova e Napoli verso gli USA.
Dal primo decennio del Novecento fino allo scoppio della prima guerra mondiale, ogni anno si registrarono un milione di emigranti provenienti soprattutto dall’Europa meridionale e centro-orientale. Invece, negli anni Venti e Trenta, si verificò un calo degli spostamenti oltreoceano, causato dalle politiche antimigratorie di alcuni governi europei (tra cui quello fascista) e dal blocco degli ingressi posto dagli Stati Uniti d’America.
Nonostante ciò, fino agli anni Quaranta l’Europa è stata quasi esclusivamente una terra di emigrazione soprattutto verso le Americhe e l’Australia.Nella seconda metà del Novecento si verificò un fenomeno nuovo nella storia del nostro continente, quando gli Stati europei più industrializzati cominciarono a richiamare lavoratori provenienti da altre regioni d’Europa, oltre che dai Paesi che si erano da poco liberati dal colonialismo.Dall’Europa mediterranea ( Italia, Portogallo, Grecia, Spagna e Turchia) molti si spostarono verso l’Europa centro-occidentale ( Francia, Germania, Inghilterra, BENELUX, Svizzera).
Oltre agli europei arrivarono in Francia i maghrebini (in particolare gli algerini), nei Paesi Bassi arrivarono gli indonesiani e gli antillani; gli indiani e i pakistani emigrarono nel Regno Unito. Per gli abitanti delle ex-colonie l’integrazione risultò più facile poiché avvantaggiati dal fatto che conoscevano già la lingua, gli usi e i costumi della società ospitante.
Negli anni Cinquanta e Sessanta questo fenomeno è abbastanza intenso, e in alcuni paesi, come l’Italia, è caratterizzato anche da una emigrazione interna che vede lavoratori spostarsi dalle regioni meridionali verso il triangolo industriale del nord.
Nella seconda metà degli anni Settanta, anche a causa della crisi economica collegata all’aumento del prezzo del petrolio, cala la richiesta di lavoratori stranieri e il fenomeno migratorio europeo conosce una flessione.
Il posto di questa manodopera europea da allora è stato sostituito da un considerevole flusso di lavoratori extraeuropei (africani, asiatici, latino-americani). Dal 1989, dopo la caduta del Muro di Berlino, ha avuto inizio anche un consistente, ma non massiccio, flusso di lavoratori provenienti dai Paesi dell’Europa orientale verso quelli dell’Europa occidentale.
Attualmente le principali aree di emigrazione sono rappresentate dai paesi del Sud del mondo: Africa settentrionale e orientale, Paesi del Golfo di Guinea, Vicino Oriente, Asia occidentale e sud-orientale, America caraibica e meridionale. I paesi di immigrazione sono in prevalenza quelli industrializzati: Stati Uniti, Canada, Australia, Europa, Paesi petroliferi arabi.
Infatti i paesi industrializzati dell’Europa centrale registrano consistenti flussi in arrivo, in particolare dai Paesi africani; questi flussi non sono esattamente precisabili in quanto formati in buona parte dai cosiddetti clandestini. Un’area di forti migrazioni è rappresentata attualmente dal bacino del Mediterraneo, su cui si affacciano da un lato paesi economicamente avanzati, dall’altro paesi economicamente arretrati. La zona del Mediterraneo è attualmente teatro di sanguinosi conflitti e guerre che risultano essere tra i principali fattori responsabili dei fenomeni migratori.
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